Vedendosi fatto segno alla curiosità, si mosse lentissimamente, fermandosi dinanzi a tutti i manifesti, a tutte le mostre, ma coll’occhio lontano. Alla fine si staccò da una vetrina ed affrettò il passo. Un breve tratto innanzi aveva visto all’improvviso una vesticciola nera, una capigliatura bionda annodata stretto, ma non così che una ciocca non si fosse sprigionata per ricadere sulle spalle — aveva riconosciuto Grazietta.
Costei si volse un paio di volte e non parve vederlo, perchè, invece di camminar più spedita, rallentò il passo. Così pensava Corrado, il quale ora che poteva raggiungerla senza dar nell’occhio alle gente, si trattenne, regolando l’andatura su quella della fanciulla.
Intanto la misurava coll’occhio. Non era piccina Grazietta, non era nemmeno di quelle fanciulle che promettono matrone; aveva il corpo snello senza sottigliezza, e nel camminare, le sue forme eleganti si muovevano con leggiadria.
Ognuno, giovane o maturo, che le passasse accanto, figgeva occhi meravigliati su quella testina di neve e d’oro, che si staccava dalla veste bruna; i più audaci provavano a sorriderle, a dirle qualche parola; allora Corrado muoveva due passi più affrettati.... ma già Grazietta era lontana dall’impertinente, il quale, rimasto un istante a bocca aperta ad accompagnarla cogli occhi, tirava diritto per la sua via, dicendo a voce alta per consolarsi: «che bocconcino!» od altro orrore simile.
Quando li aveva a tiro, Corrado fulminava i sacrileghi collo sguardo, ma senza perder d’occhio la leggiadra creatura, che gli camminava dinanzi a passo di gazzella.
Allo svolto d’una cantonata, Grazietta si volse ancora, così ad un altro, finalmente infilò una stradicciuola solitaria ed affrettò il passo camminando con maggior scioltezza, come se fosse uscita dalla folla, dal mondo.
«Qui deve essere il suo nido,» pensò il conte, e sicuro di non poterla oramai perder d’occhio, non si curò di affrettare anch’egli il passo.
La fanciulla sparve in una porticina, nell’ultima casa; al di là erano gli ippocastani del bastione; non passava alcuno nella via, faceva freddo e non vi era anima viva alle finestre. Corrado, dopo breve incertezza, tirò innanzi. Giunto in faccia alla porticina, sollevò il capo per cercare il numero, e ad una finestra del primo piano, fra due vasi di violeciocche, vide un volto sorridente. Parve a Corrado che il raggio di sole, che doveva scaldare le pianticelle, non avesse baci se non per la splendida testina.
Fu breve l’incertezza; non era quel venire alla finestra e sorridere un invito? Ahi! Grazietta era una bella ragazza come tante altre, e solo più bella di tante! Nel cacciarsi per entro il piccolo vano buio, Corrado lasciava sulla via un’illusione cara. I battiti del suo cuore non avevano più nulla di generoso, ma erano frequenti come a vent’anni; pure, quando fu solo dinanzi ad una scala che si disegnava appena nel buio, si arrestò titubante, e in un lungo sguardo rivolto alla porta, parve ricercare l’illusione che vi aveva abbandonato. E se fosse stato certo di poterla trovare, sarebbe forse uscito all’aperto — ma no, era proprio scomparsa. Tornò a fissar la scala, che andava su ripida e diritta, e quando ebbe avvezzato gli occhi all’oscurità, vide in alto, sull’ultimo gradino, un corpo più nero dell’ombra nera, e su quel corpo un volto biancheggiante.
— Grazietta.... signorina!