E una voce d’argento rispose:
— Badi a non inciampare.
Corrado si trovò sul pianerottolo a fianco della fanciulla, e poi dietro a lei in un corridoio più scuro della scala, seguendo un filo di luce, che passava attraverso la toppa d’un usciolino, come una guida discreta, e poi in una cameruccia piena di sole. Gli pareva di sognare. Guardò Grazietta. La vaga creatura aveva il volto acceso e si turbava lievemente sotto l’occhiata curiosa, ma non mostrava nè l’impaccio della vergogna, nè la falsa disinvoltura delle donne che non si vergognano.
— Perdoni....
— Perdoni....
L’aver incominciato insieme e colla stessa frase li fece ammutolire e ridere entrambi.
— Perdoni, ripetè Corrado, perdoni, signorina, se l’ho spiata, se l’ho seguita per la via, se ho osato venire fin qui....
E la guardava fisso.
— Sono io, disse la fanciulla, provandosi a reggere quello sguardo, ma chinando poi gli occhi a terra; sono io che devo scusarmi se la ricevo in queste camerette.... ma già lei è tanto buono!.... Favorisca di accomodarsi.
Così dicendo, gli mostrava un divano. Corrado sedette. Egli ancora non sapeva che pensare, dubitava ancora, ma non si fermava già più a contemplare il suo dubbio.