— Sono contenta! rispose la fanciulla; a fare come detta il cuore, non è vero che si sbagli sempre.

— Non si sbaglia mai quando si ha il cuore retto.

Chi avesse annunziato che Corrado si sarebbe lasciato uscir di bocca col massimo sussiego questa frase solenne, avrebbe fatto ridere di cuore gli amici; ma chi avesse pronosticato che in faccia ad una leggiadra fanciulla, egli si sarebbe, in un bel giorno di febbraio, arrabbiato di parer troppo giovane e troppo mondano, costui avrebbe fatto morir dalle risa lui stesso. Corrado non rideva; meditava proprio sul serio al fatto che i suoi abiti erano troppo di moda, la sua camicia troppo lucida e troppo sfacciata, i bottoncini di brillanti troppo civettuoli, e passava una mano sui capelli per sprigionarli dai cosmetici di Come si chiama, dolente di non potersi far crescere, per forza di volontà, almeno almeno la barba di due giorni.

— Ha fatto benissimo, soggiunse, il mondo è maligno e, sebbene tra me e lei ci sia un abisso di età.... sebbene io possa essere suo padre....

Corrado era in buona fede dicendo queste parole, ma non le ebbe appena profferite, che in buona fede si aspettava pure di essere contraddetto. Invece la fanciulla stette ad ascoltare guardandolo con occhio sereno.

Infin dei conti era vero: poteva esser suo padre. Tanto meglio.

Ma non lo ripetè; spieghi chi può questa debolezza.

«Sebbene tra me e lei ci sia una bella distanza di età, ripigliò, la maldicenza non si ferma a queste inezie. E poi si sa....

Che stava per dire? Si turbò. Grazietta lo guardava sempre con una specie d’attenzione estatica, tra rispettosa ed amorevole.

A Corrado, stringendo le pugna, poi allargandole e piantando le palme delle mani sulle ginocchia, riuscì di ricomporsi alla meglio.