— Non fanno male le memorie, disse Grazietta sollevando il capo lievemente, mi hanno fatto tanto bene le lagrime.... mi perdoni.... è passato.... veda non piango più.

E scostando la mani bianche, mostrò il volto arrossato, e gli occhioni lucidi da cui spuntavano ancora due lagrime ribelli.... le ultime.

Provò a sorridere; una lagrima cadde, ma Corrado giunse in tempo a raccoglierla colla propria pezzuola, che porse alla fanciulla. Grazietta accettò arrossendo, asciugò gli occhi, restituì la pezzuola e finalmente sorrise.

— Mia madre è morta in quello stesso giorno, prese a dire senza titubanza, è morta ripetendo il suo nome, benedicendola. Io era ricca, perchè avevo le mie cento lire; le feci porre una corona sulla bara, la feci seppellire all’aperto in un giardinetto a 10 anni, e sulla tomba, con certi sassolini a mosaico, feci scrivere «mamma!» Sarà contenta, non è vero? Le parrà di sentirsi chiamare; a primavera le porterò i fiori che le piacevano tanto.

Corrado avrebbe ascoltato un pezzo, senza stancarsi, la bella musica di quella vocina; ma Grazietta disse: «Scusi» e tacque.

— Non mi annoia, s’affrettò a dire Corrado, mi parli pure di sua madre, me ne parli.

— Grazie, disse la fanciulla sorridendo, ella mi legge nel cuore. Aspetti, prima gliela farò conoscere.

Attraversò la camera, sparve dietro l’uscio dirimpetto e tornò; aveva in mano una piccola cornice, e mentre era stata ratta nell’uscire, ora si faceva innanzi a passi lenti; ripulì colla manica del vestito il vetro, prima di porre il quadro sotto gli occhi a Corrado, e si tenne ritta al fianco di lui per non abbandonare dello sguardo le amate sembianze. La madre della fanciulla appariva giovane e bella; aveva uno di quei visini tutt’occhi, patiti e buoni, che fanno pensare al cielo. Corrado guardò a lungo il ritratto con una dolce gravità, e involontariamente provò a ricercar la somiglianza nel volto della fanciulla, la quale continuava a figgere nelle sembianze della povera morta quello sguardo profondo che è pietà e desiderio.

Finalmente si ravvide, sorrise a Corrado ed alla mamma e depose il quadretto sul tavolino.

— Povera donna! quanto doveva essere buona!