— Mario mi fa buona compagnia; ma poi ho la mamma: una mamma morta è ancora una mamma; se non l’avessi conosciuta, come non ho conosciuto mio padre, non mi basterebbe ora pensarci per sentirne la presenza: anche in questo momento mi pare che sia qui, che ascolti tutto, che veda tutto.... non è lo stesso come vederla e udirla e farle i baci e nascondere la testa fra le sue ginocchia, ma tanto fa bene.
Corrado non osò dir parola, quasi timoroso che l’accento della propria voce dovesse guastare quella fede ingenua. Dopo un istante di silenzio, fece una nuova domanda:
— Perdoni la curiosità: come fa a conoscere la signora Agnese?
Un vivo rossore tinse le guancie della fanciulla. Non rispose. Corrado, per non ripiombare in un suo dubbio amaro, insisteva col silenzio e collo sguardo.
E allora Grazietta disse:
«La signora Agnese non vuole che si sappia ch’io la conosco; mi ha raccomandato di non dirlo a nessuno.
— Ma io lo so.
— È vero.
— Dunque è inutile nascondermelo.... e poi non ha detto che ha fiducia in me?
— È vero.