— Non è un vento, è il mio padrone che mi ha detto: «va innanzi, io ti seguo»; egli mi segue, capisci, egli vien su per le scale, egli è qui.... eccolo....
Chi sa! forse si sarebbe stupita la buona donna se gliene avessero dato il tempo, perchè tutto è possibile a questo mondo, ma quando Antonio diceva «eccolo», il signor conte appariva sul limitare; dunque la padrona di casa si rizzò in piedi, dissimulando benissimo la commozione, se ne aveva, per dire col più amabile sorriso:
«Signor Corrado, si accomodi....»
Antonio guardava la sorella collo sbalordimento con cui si guarda un fenomeno.
Corrado sedette, ma Antonio no, non ci fu verso di farlo sedere: e quando la signora Valentina ebbe insistito con grazia, senza accalorarsi troppo, per fargli prendere una seggiola, la si lasciò andare sulla sua dichiarandogli che era padrone di stare in piedi, se così gli piaceva.
Il vecchio aguzzava lo sguardo e lo piantava in faccia alla sorella; ma invano la punzecchiava cogli occhi, invano la copriva di pizzicotti colla sola forza della volontà; la signora Valentina non gli badava, tutta intenta a far gli onori di casa.
«Il signor Corrado, a sentir lei, doveva aver qualche gran cosa a dirle, poichè s’era incomodato a salire tante scale; se il signor Corrado l’avesse mandata ad avvertire, sarebbe subito venuta lei in casa del signor Corrado....»
Ogni volta che la sorella pronunziava il nome di Corrado, buttandogli sopra quel cencio di signore che sta sulle spalle di tutti i mascalzoni, Antonio sentiva lui uno di quei pizzicotti che avrebbe voluto dare alla sorella. Al terzo pizzicotto, non seppe resistere, si fece innanzi dimenticando ogni regola di disciplina domestica, a costo di farsi schiacciare sotto un’occhiata severa del tiranno, e non interrogato entrò a dire:
«Il signor conte, mio padrone, ha avuto il capriccio di salire le scale; volevo venire io solo ad avvertirti, ma il signor conte aveva detto «vengo,» ed è venuto; il signor conte quando dice non disdice.
Il signor conte dentro di sè rideva. Antonio tacque, ma non staccò gli occhi dalla sorella. Quell’occhiata lunga, insistente, ma dolce, voleva dire: «Cara mia, scusami se ti ho mortificata, ma mi ci hai tirato pei capelli, le fai tanto grosse!.... da brava, bada a quello che dici.»