— Che voglio io da Grazietta? Sentite: quella fanciulla è congiunta alla mia vita di scioperato da un filo purissimo, l’unico.... Sentite: una mattina, uscendo da un’orgia, mi pareva d’uscire da un funerale; la neve sembrava affrettarsi a cancellare i miei passi; mi corse il pensiero ad un’altra neve, a quella dell’età, e mi volsi a guardare la via percorsa, e non trovai nulla, nè un affetto buono, nè una buona azione.... poichè non conobbi i miei genitori, mi morì fanciulla una sorella che avrei amata tanto, e solo mi si offersero amici ed amiche che non mi amarono e non amai. Già quasi arrivato, nulla avevo fatto per via; nessuna delle mie azioni mi accompagnava.... ero solo. Avevo speso l’oro, l’ingegno, il cuore in follie d’un quarto d’ora, finchè era venuta la sazietà e la noia; avevo qua dentro un vuoto, una tomba; ogni sbadiglio vi aveva seppellito un’illusione.... Vidi Grazietta; essa vendeva al prezzo di pochi scudi i suoi capelli, per seppellire sua madre. Vi giuro che, pensando alla moneta di quel mercato, mi sentii povero. Tutte le mie ricchezze non valevano quei pochi scudi.... allora....
— Allora vi mostraste.
— Lo sapete?
— So tutto.
Corrado tacque e chinò il capo; risollevandolo e gettando uno sguardo innanzi a sè, vide che la bella non si era mossa, e ripigliava a contornare col piedino i fiorami del tappeto.
«Che voglio io da Grazietta? — ripigliò a dire con voce lievemente commossa — un gran conforto, quello di saperla felice per opera mia. L’ho promesso a me stesso, l’ho promesso a quella madre che mi ha benedetto morendo — sarò io il padre di Grazietta. Non sorridete. Dietro questa scorza di giovinastro, si nasconde un vecchio che soffre.
Agnese si era arrestata alle prime parole, alle ultime ruppe il sorriso beffardo con una risata, che voleva parer gioconda ed era solo stridula e nervosa.
«Beffatemi, ne avete il diritto; io vi parlo un singolare linguaggio, che deve far ridere le donne.... giovani e belle come voi; beffatemi, ridete; aspetterò che torniate grave e seria, perchè è grave e serio tutto quanto devo dirvi.
Agnese gettò un’occhiata rapida a Corrado, il quale parlava con calcolata lentezza; non lo interruppe.
— Dal giorno che vidi Grazietta compresi d’aver sciupato la mia vita; non cercai di cambiarla, non era più tempo; le abitudini mi avevano legato con cento catene; ero fiacco, irresoluto, fastidioso agli altri, a me stesso; la mia casa mi parve una bella prigione, la mia donna un bel trastullo; e fuggii la casa e spezzai il trastullo come un ragazzo bisbetico. Un solo pensiero rimaneva in piedi fra le rovine di un edifizio di menzogne: quello della mia buona azione compiuta; una sola immagine serena m’appariva fra le cento creature dell’orgia: Grazietta; essa mi stava a fianco, silenziosa nel tumulto, pallida fra tante faccie accese dal vino, vereconda in mezzo all’inverecondia degli atti e del linguaggio. Un giorno la rivedo, no, la ritrovo; perchè, senza averne coscienza, io la ricercava. La ritrovo, ed eccomi altr’uomo; e dico a me stesso che non è tutto tomba il mio petto, se il cuore mi batte in un modo insolito, se la mente risuscita un mondo di fantasime belle. Pensando a tutto il bene che si può fare con pochi scudi, le mie ricchezze non sono che un rimorso, e mi fanno più miserabile. Ho un grosso debito da pagare. Vi domando Grazietta, senz’altro dritto fuor quello d’ogni uomo a fare una buona azione; ma è un diritto sacrosanto.