Corrado ascoltava estatico, non trovando parole per interrompere quel cicaleccio tra fatuo ed amaro.

— Gli atti virtuosi e le azioni nobili, tutto ciò che ci dà il paradiso nell’altro mondo e la contentezza in questo.... va bene così?.... tutte queste belle cose, se si vuol proprio farle, non bisogna mettersele in capo. Il giorno che voi a voi stesso ponete innanzi una buona azione da compiere, voi in voi stesso attizzate una guerra in cui avete la massima probabilità di perdere. Io conosco della gente, che passa la sua vita proponendosi di cambiar vita.... Non ne conoscete voi, signor conte?.... Non credete che vi siano atti niente affatto nobili, niente affatto generosi, che si facciano senz’utile, senza desiderio quasi, unicamente perchè non bisogna farli?.... Qualcuno deve aver scritto questo, io l’ho pensato.

Agnese sembrava mettere una cura burlesca nel misurare le parti del suo periodo, disponendo le antitesi, scegliendo le parole, facendo sentire i punti e le virgole, proprio col tono d’un dialettico dei tempi andati; il che in lei, come ogni altra cosa, era vezzo. Quella ciancia aveva uno scopo; forse ne aveva uno anche l’insistenza dello sguardo, anche il molle abbandono del corpo. Corrado non comprese che a metà, ed appena la bella ebbe taciuto, la ricondusse a parlare di Grazietta.

— Se vi ho ben compresa, volete dire che Grazietta in mie mani sarebbe in pericolo? Non lo nego io stesso, e pure giuro, non a voi, ma a quella che fu mia madre e che non conobbi, giuro che rimarrebbe pura; tale non la crederebbe il mondo, e basta....

— Manco male; ne convenite? È la domanda che mi faccio: che mai potete fare per una fanciulla di sedici anni, voi, povero vecchio nascosto dietro un giovinastro? Adottarla forse?

Come se questa idea le paresse la più pazza che le fosse venuta in mente finora, Agnese uscì in una risata più sonora delle precedenti.

— Adottarla, no; rispose Corrado, non sono vecchio abbastanza.... la legge non lo permetterebbe....

— La legge è piena di buon senso; osservò la bella ricomponendosi ad una serietà burlesca.

— Ma se non è concesso a me d’adottarla, posso darle una famiglia di gente povera ed onesta, in cui trovi le cure materne, la compagnia d’un lavoro che non manchi mai, una vita senza i pericoli della solitudine, senza l’incertezza del domani, senza i terrori delle malattie.... più tardi un bravo giovine laborioso, che l’ami e meriti d’essere amato. Ho la famiglia, ho la casa; datemi Grazietta e la farete felice.

E siccome l’altra non rispondeva, aggiunse queste parole che avevano quasi l’accento d’una preghiera: «Non contrastate ad un uomo che vuol compiere una buona azione.»