La cortigiana sollevò gli occhi senza muovere il capo, e piantandoli in viso al suo visitatore, disse:
— Non conoscete altra buona azione che questa? Si vede che non ci avete pratica. Anch’io non ci ho la pratica, ma ho la teorica: leggo tanto, vedo tante buone azioni nei libri!.... Volete che cerchiamo insieme? Ci deve essere una scuola per gli spazzacamini, in cui quelle povere creaturine affumicate ricevono l’alfabeto nei giorni feriali, una pagnotta alla domenica, una vesticciola nuova ed un desinare alla fine del corso.... Questa scuola ha dei protettori; fatevi protettore anche voi. Ci devono essere società filantropiche per mandare gli scrofolosi ai bagni di mare, per allevare i bambini lattanti, per curare i rachitici, per cento altre miserie.... Alcune di queste società emettono delle azioni; molti che, come voi, hanno bisogno d’una buona azione, acquistano una di quelle; non rendono nulla in questa terra, ma costano anche poco. Non vi garba fare quello che fanno tanti? E allora, uscendo di qua, fermate sulla via il primo monello cencioso che scivoli sul ghiaccio, domandategli se ha sua madre — l’ha — tenetegli dietro; egli corre, si ferma dinanzi alle vetrine, beffa, zufola, canta, schiamazza — in capo a quell’allegria nervosa d’un monello che ha quasi fame c’è una povera donna che ha fame propriamente. Datele una casa, delle vesti e del lavoro; poi tornate da me, vi darò un bacio se lo vorrete.... No? non vi garba nemmeno? E allora non so proprio che farci....
Corrado si levò in piedi e disse freddo queste parole:
«Grazie signora, vedrò io Grazietta.
Agnese non si mosse.
— Volete che venga essa stessa qui a dirvi che non può nulla accettare da voi, che voi nulla potete fare per essa?
Il conte non rispose, e l’altra con dolcezza:
«Mi fareste pensare che i vostri sentimenti generosi non sappiano manifestarsi se non a pro’ d’una fanciulla di sedici anni.... ma rispetto la carità anche quando mi sembra capricciosa; preferisco credere che vi stia a cuore la sorte di Grazietta. Ebbene, rassicuratevi, penserò io a Grazietta.
— Voi! esclamò Corrado volgendosi di botto; e nell’atto, nell’accento, nello sguardo era palese il disdegno.
— Io, ripetè Agnese freddamente, io la cortigiana! Vi stupisce? L’uomo, il quale confessa d’aver sciupato la sua gioventù, invidierebbe una buona azione ad una donna che incomincia appena la carriera dell’orgia? Avreste torto, soggiunse mutando accento, perchè io più di voi ho diritto a fare un po’ di bene. Sono novizia e voi provetto, ma a voi è rimasta qualche cosa nel mondo, a me nulla; in faccia alla nostra coscienza siamo pari; gli occhi degli uomini mettono un abisso fra l’uomo che ha pagato per far la vita del vizioso e la donna che si è fatta pagare per fare l’istessa vita. Ed è giusto. Chi può pretendere che il mondo sia più generoso della sorte?.... Mi favorite una sigaretta?.... Grazie.... E se il diritto, che vantate sacrosanto, deve essere un compenso alle pene maggiori, chi credete che abbia sofferto di più, signor Corrado, voi l’annoiato, la cui vita fu uno spasimo dolce ed amaro, o la bella di cui avete comperate le carezze? Rideva essa, è vero, ma non poteva fare altrimenti: avevate pagato perchè ridesse; le sbadigliavate voi sul viso, ed era il vostro dritto. Quale ha più sofferto, signor Corrado? Dei due a chi spetta ora la buona azione?.... Avete un fiammifero?.... Grazie.