—Dio grande! Possibile mai?

La fanciulla non aggiunse parola.

—Possibile mai! mormorava Giusto; e tuo padre?

—Io aveva paura di lui e non lo guardavo; rimase un pezzo dinanzi a me, senza dirmi nulla, poi se n'andò in silenzio; aprii gli occhi e non piansi più.

—E da quel giorno il babbo è mutato?

—È rimasto lo stesso; e questo mi sgomenta; non ho io ragione?

Giusto pensò un poco, e riconobbe che la bambina non aveva torto.

Gli si affacciò ancora, e più insistente che mai, l'idea di proporre a Cristina una magnifica fuga, ma la lingua gli si ribellò ancora. E pure che altro fare? Cristina aveva diciasette anni appena, e per farla in barba all'autorità paterna, bisognerebbe aspettare l'età maggiore; d'altra parte, per quanto ringiovanito dalla convalescenza, Giusto Giusti vedeva chiaro chiaro che quando i trentasei sono sonati, non è utile, anzi è inutile, anzi è dannoso, ritardare le nozze cinque anni, come a dire cinque secoli eterni.

—Ah! Cristina mia, quanto siamo infelici!

—Non è vero che siamo infelici, se ci vogliamo bene! Sapremo aspettare, non è vero?