—Sì, veramente ero diretto a casa tua, ma sul portone di casa mi sarei fermato un momentino a salutare Cristina, e me ne sarei tornato allo studio.
—Oh! cattivo! non avresti salito le scale per vedermi?
—Parola d'onore, non le avrei salite; forse avrei detto a tua figlia di salutare suo padre, ma non ne sono sicuro.
L'usciere si accontentò di quella risposta.
—Manco male, disse; e ora accompagniamo Cristina a casa; poi sarò a tua disposizione, perchè… perchè anch'io venivo a trovarti in studio.
I due cugini, pigliando in mezzo la fanciulla, si avviarono in silenzio.
L'usciere andò cercando per un poco un argomento di discorso, e trovata la subasta di un palazzo cominciato appena, ne empì tutta la via Disciplini quanto è lunga; Cristina e suo zio tacevano, guardandosi ogni tanto; la fanciulla ingenua aveva lasciato penzolare la mano sinistra lungo il fianco, altrettanto aveva fatto il pittore, e così le mani loro si incontravano ogni tanto senza paura di nulla, perchè la fantesca sorda si era affrettata a passare innanzi ai padroni per aprire l'uscio di casa.
Ma arrivati al portone, Giusto non volle salire per niun conto; aveva molto a fare in studio, perchè se l'usciere la domenica è libero press'a poco, l'artista, il quale deve cogliere l'ispirazione quando si presenta, non può santificare le feste… si capisce?
Si capisce chiaramente.
Così l'usciere si attaccò ai piedi di Giusto.