—Tutti così questi artisti!, come se ne avesse conosciuto intimamente una mezza dozzina.
Si fece serio:
—Io voglio il bene della mia figliuola; ho già visto che essa ti vuol bene; ma non si vive di solo pane, e tanto meno di amore. A un buon matrimonio occorre molto companatico, delle vesti da estate, da inverno e da mezza stagione, dei mobili non dipinti soltanto ma da potersi pignorare al bisogno, occorre un buon contratto di locazione, cinque o sei stanze almeno e una cucina… possono nascere in poco tempo dei piccini nudi e affamati; e ci vogliono molte fasce e altro vestiario e un numero sterminato di pagnotte per tirarli su omini come il padre e il nonno… Ne convieni?…
Giusto ne convenne pienamente con un cenno del capo, ma non rispose sillaba.
—Dimmi una parola che mi accontenti, e Cristina è tua; se non vuoi dirla per me, dimmela per lei; ora la felicità è in tue mani… parla.
Giusto tenne il capo basso senza rispondere.
Camminarono così un buon tratto in silenzio.
L'usciere pensava: egli non ha rinunciato a Cristina se aspetta solo la sua maggiore età per sposarsela a mio dispetto; e perchè allora ha fatto testamento? Bizzarrie d'artista!, e se intanto egli morisse senza pigliar moglie, il testamento sarebbe valido, e io spartirei con gli altri; ma egli per farmi dispetto potrebbe fare un altro testamento privandomi della mia porzione; e allora? Allora zero. Quasi quasi gli dico «sposala,» ed egli la sposa, ed i miei cugini restano con un palmo di naso, chè senza annullare l'atto d'ultima volontà con un atto posteriore, tra mia figlia e lui, scommetto, s'ingegneranno subito a mettere al mondo un erede legittimo… Ma perchè prima di quaranta anni ha fatto testamento? perchè bisogna pure farlo una volta, e io l'avrei già fatto se non ne avessi visto l'inutilità. E perchè ha fatto testamento quando cominciava la convalescenza? Appunto perchè aveva toccato con mano che si può essere spediti all'altro mondo dal tifo quando uno meno vi pensa. E perchè si lasciava pignorare i mobili? Perchè erano soltanto dipinti, e non voleva pagare l'esattore.
Tutte queste domande trovavano pronte e chiare risposte. Una sola non ne aveva alcuna: come mai Giusto, disponendo di tanto capitale, era andato in giro per tutta la sua parentela a chiedere l'impossibile: mille lire in prestito?
Il quesito strano lo impensieriva da un pezzo, per quanto si provasse a dire a se stesso che gli artisti hanno molte stramberie per la testa. Ma chi sa mai? Giusto aveva voluto esperimentare la generosità dei parenti, e visto che uno non valeva meglio dell'altro, aveva pensato di punirli tutti quanti testando con atto di notaio, e annullando l'atto con un testamento olografo di data posteriore. A questo punto diede un'occhiata al compagno silenzioso. Ah! era chiaro. A quest'ora egli aveva nominato erede universale l'istituto dei rachitici, o la famiglia artistica!