—Qual buon vento ti porta qui, così di buon'ora? domandò prete Barnaba, mentre con l'aiuto d'un chierichino infilava la pianeta per la messa.
—Non è un vento, confessò Giusto, e sopra tutto non è un vento buono; è un uragano maligno.
Prete Barnaba si fece il segno della croce dinanzi al Cristo di sagristia, e non rispose verbo perchè fiutava da lontano un gran pericolo.
Giusto, vedendo che gli toccava dir tutto senza incoraggiamenti, chiuse gli occhi e disse: mille lire!
Prete Barnaba alzò gli occhi al Cristo per dirgli alla muta che rispondesse lui qualche cosa a quel disgraziato.
—Ma non vedi, mio buon Giusto, che tu sei in un grave errore? come! e tu non ti eri accorto che io non ho avuto mai mille lire disponibili? Credi che me ne verrei qui come una rondine a dire la prima messa se fossi un prete ricco? E con tutta la voglia che ti ho manifestata tante volte di regalare una Madonna dei sette dolori alla cappella, se non l'ho fatto prima d'oggi, che significa?
—Ma io… balbettò il gran maestro della scuola lombarda, ma io ti farò una Madonna di sette dolori che farà piangere i sassi; e sarà d'un metro e sessanta, come ti piaceva, e se non basta te la farò di due metri. Fa un sagrifizio per lasciarmi in pace con l'esattore.
Prete Barnaba aveva già la pianeta; si pigliò in mano il calice e inchinatosi ancora davanti al Cristo in croce mormorò sotto voce una preghiera prima di avviarsi all'altare.
—Se ascolti la mia messa, potremo parlare ancora del caso tuo, ma da me non sperare nulla; ti dirò piuttosto di andare da nostro cugino orologiaio. Quello ha un mucchio di danaro, e per un parente vorrà fare qualche cosa.
Il gran maestro non fiatò, ma almeno volle risparmiarsi la messa di suo cugino Barnaba.