Fu convenuto che la stessa sera, alle due in punto, si sarebbero trovati in casa della zoppina.

Come è facile intendere, Giusto Giusti arrivò prima dell'ora e si piantò in sentinella nella via, senza perdere mai di vista il portone di casa Cipolla, nel quale dovevano entrare la sua innamorata e la fantesca.

Ma di lì a poco quello stesso portone eruttò un coso nero e sporco, nient'altro che prete Barnaba, sfrittellato come al solito, anzi peggiorato dall'uso.

Che diamine era venuto a fare prete Barnaba in casa del notaio?

La curiosità stava tentandolo a correre subito a interrogare le gazza di casa Cipolla, quando apparve sul canto la visione soave di Cristina. Allora ogni altra idea volò via, per accorrere incontro alla sua innamorata. Fecero un tratto della strada deserta in quell'ora, tenendosi per mano, lasciandosi indietro la fantesca sorda, salirono le scale legati così, legati ancora dagli sguardi amanti, e si sciolsero solo in anticamera dopo essersi dati un bacio fuggitivo sul pianerottolo.

Apparve la notaia, e Giusto la interrogò a bruciapelo: «che cosa voleva prete Barnaba? me lo vuol dire?»

La gazza, poveretta, era incapace di nascondere lungamente qualche cosa, se avesse saputo; in ogni modo promise di pigliare le necessario informazioni.

I due fidanzati trovarono Nina intenta a far la soprascritta a una lettera.

—A chi scrivevi? domandò Cristina dopo averle dato un bacio.

Nina mostrò la soprascritta.