«Al signor Gerolamo, Città», lesse Cristina a voce alta.
Allora Giusto si fece innanzi.
—Vuol dare a me quella lettera? domandò audacemente.
—Perchè no? Mi raccomando solo di consegnarla oggi stesso.
—Quando lei voglia proprio, sarà fatto; ma spero che appena io le avrò detto una cosa, vorrà riavere la lettera per stracciarla.
Giusto parlava con un tremore insolito, come se l'audacia sua sembrasse a lui stesso soverchia.
Nina, stretta fra le braccia dell'amica, sorrise melanconicamente.
—Tutto quello che lei mi potrà dire non muterà una sillaba a quanto è scritto lì dentro.
—Ma dunque… dunque l'ama?
Nina fece di no in silenzio.