Chiuse la lettera nel portafogli e non si parlò più di Gerolamo.

—Ora senta, signorina, disse Giusto con voce sommessa, chiudendo gli occhi per non vedere altro che la propria coscienza; ho bisogno da lei d'un consiglio. Me lo vuol dare?

—Altro! ma che consiglio posso darle io?

Giusto riaprì gli occhi un momentino per impadronirsi della mano di
Cristina, e cominciò la confessione.

Disse della sua povertà di artista, dell'amor suo, del capriccio di far testamento per celia e di ciò che ne era risultato; espose candidamente ogni cosa.

—Posso io continuare l'inganno e approfittarne fino a compiere la mia felicità?

—Non capisco bene, rispose Nina.

Cristina volle spiegare meglio la cosa, ma Giusto le strinse forte la mano perchè tacesse.

—Io non credo che lei possa continuare l'inganno, e nemmeno lasciarlo durare per approfittarne, conchiuse Nina.

—Lo vedi? esclamò Giusto aprendo gli occhi a guardare la sua innamorata sorridente.