Dunque Cristina e Giusto si sposarono prima in municipio, poi in chiesa; e così confortati dall'assessore e dal sacerdote se n'andarono per il mondo circostante a guardarsi negli occhi, a Firenze e a Roma. Per l'occasione fausta il faro della pittura lombarda si mangiò quasi tutto un Cenacolo, e tornato a casa, più innamorato che mai, cominciò in fretta e furia un altro che fosse pronto per il primo Russo arrivato, che fu poi un Belga. In seguito Giusto, avendo sotto mano la modella dei suoi sogni, condusse a termine il gran quadro dell'Orgia e licenziò Cleopatra. La quale riuscì proprio quello che Giusto aveva voluto, il suo capolavoro; ma non potendo come tanti grandi pittori forastieri arricchiti dal proprio pennello, tenersi in casa la tela meglio riuscita, la lasciò andare in Brianza, nella villa d'un filatore tedesco, riservandosi il diritto d'andarla a vedere due volte l'anno. Anche cento! aveva detto il tedesco. No, due mi basteranno, aveva risposto Giusto.
Invece non andò mai in Brianza, perchè gli venne in mente di rifare una Cleopatra tutta nuda, caduta dal lettuccio a terra, già morsa dall'aspide velenoso, e sfinita dal veleno. E Giusto e Cristina fecero così bene che fu un altro capolavoro.
Intanto la Madonna dei sette dolori formava la delizia di tutti i devoti, e perfino prete Barnaba, sospirando bensì un poco, se ne dichiarava soddisfatto.
E ancor oggi dall'altare, quando prete Barnaba dice la messa ogni mattina, quella Madonna addolorata sembra sorridere un sorriso strano, più umano che divino per verità, come fa Nina nel suo seggiolone attraverso i vetri.
I cugini rimasti a terra, per non invidiare l'uomo accorto a cui la curia aveva insegnato tante cose, vollero consolarsi pensando che Giusto avesse proprio fatto una corbellatura magnifica; ma non riuscirono bene. Bastava che Giusto dichiarasse ridendo d'averli voluti corbellare, perchè si risvegliasse più acuto il dolore della eredità perduta.
La cosa non riuscì meglio con Ippolito.
L'ufficiale giudiziario, nella qualità di suocero, si permise una volta sola di consigliare a suo genero di concorrere a una subasta, dichiarando che, secondo lui, il danaro lasciato al tre per cento alla Banca è un peccato mortale, e anche il Debito Pubblico frutta poco.
«Ma io non ho danari alla Banca, te lo giuro,» aveva risposto Giusto.
E l'altro aveva consigliato gravemente:
—Non giurare.