Fu uno sgomento di poca durata. Giusto poteva farsi una copia di Cenacolo per servire a farne poi altre; una seduta in faccia all'affresco originale accontenterebbe il compratore più difficile.

Sta bene, e ora poteva proseguire la sua via crucis, visitare, se fosse necessario, i cugini a uno a uno, e con molta filosofia penetrare tutte le difficoltà di ottenere mille lire in prestito. Erano giunte le otto, l'ora dell'orologiaio di Ponte Vetero.

Giusto si avviò con animo deliberato.

II.

Il cugino Venanzio, giovinetto allegro la sera, quando il suo negozio era andato bene, aveva la mattina un umore intrattabile; la impazienza che si presentasse il primo affare, senza del quale come sapete non è possibile mai fare il secondo, gli dava un'aria inquieta e scontenta, che non cresceva nulla ai vezzi della sua persona. Alle otto in punto ogni mattina, nell'atto di aprire la bottega, dimenticava le amiche della notte per non pensare ad altro che al suo commercio e agli agenti della questura, i quali potrebbero capitargli in bottega quando meno se lo sognasse per fare molte ricerche inutili.

Quando Giusto si presentò, Venanzio era mille miglia lontano da lui; e per un poco, intento a ripulire la mostra, non si avvide nemmanco del suo parente.

Ma il pittore, preparato a ogni sorta di incontri nella via crucis, non si smarrì di animo.

—Venanzio, disse con voce robusta; e ripetè ancora: Venanzio.

Venanzio si volse verso di lui, tentando un sorriso che riuscì una smorfia.

Giusto non perdè un minuto di tempo per informarlo del suo bisogno; l'altro, senza smettere le proprie occupazioni, gli parlò così: