Le sue parole mi suonavano all'orecchio come un ronzío, perchè scendendo le scale, mulinavo altre idee.
Sul limitare di casa Nebuli trattenni il vecchio che se ne andava, e gli dissi:
— Vuol venire anche lei a riceverlo?
— Chi?
— Il signor Salvioni. —
Questa volta lo avevo propriamente sbalordito; ma misericordioso Iddio, a qual prezzo!
L'uscio si apri, e noi entrammo, solenni tutti e due, ma per quanto io facessi, più solenne lui di me.
XVI. Il signor Salvioni parla.
Quando noi entrammo, il signor Salvioni stava in piedi nel mezzo del salotto; ci volgeva le spalle, teneva il capo basso; udendoci si volse, ci diede un'occhiata fuggitiva che mi parve o bieca o paurosa, e ci salutò fissando gli occhi nella finestra dirimpetto.
Io me gli feci vicino, ingegnandomi di fargli credere che sorridevo e che ero pieno di disinvoltura; spinsi un seggiolone, che andò senza rumore a metterglisi fra le gambe, poi lo invitai ad accomodarvisi, ed egli vi si lasciò cadere di peso.