— Dunque, — diss'egli, — sono un avventuriero, un vagabondo? sicuro sono un avventuriero ed un vagabondo, mi faccia chiudere in prigione, o mi dia da comperar del pane alla mia piccina che ha fame.
— Ma dunque?... — ripetei sollevandomi in piedi, — già... sicuro... lei non è biondo, e non ha nemmeno la cicatrice sulla fronte, non è Salvioni lei!
— Mi scusi, — mormorò l'incognito mansuefatto dall'espressione contenta che leggeva nel mio volto, — mi scusi, mi chiamo Salvioni, non sono Giuseppe, non sono biondo, la cicatrice non l'ho, ma che importa se la mia piccina ha fame? —
A quel punto il poveraccio s'interruppe e si guardò intorno sospettoso; ed io udii un sommesso bisbigliar di voci dietro l'uscio, che si aprì di repente.
Con un atto brusco, come se qualcuno l'avesse spinto alle spalle, entrò Valente, e subito dopo il signor Bini, e quando l'amico Nebuli ebbe esclamato — non è lui! — Chiarina ed Annetta si affacciarono anch'esse. Il signor Salvioni parve cercare uno scampo, poi si provò a reggere gli sguardi curiosi con un'occhiata cinica, ma la vergogna lo vinse, chinò il capo sul petto e pianse.
Tosto gli fummo intorno tutti.
Fin qui ero stato punto da un doppio desiderio, quello di pigliare per un orecchio il falso Salvioni e di piantargli un bacio nei mezzo della fronte, per punirlo dell'orribile paura che ci aveva fatta, per ringraziarlo della gioia immensa che era opera sua; ma qui, vedendolo, lui grande e grosso, piangere come un fanciullo, pensando che quelle lagrime amare che ora faceva cadere la vergogna non le aveva forse potute spremere la sventura, quando sarebbero state dolci, — il poco mio rancore scomparve sotto un'onda di tenerezza.
Alle parole buone del signor Bini, a quelle di Valente ed alle mie, il disgraziato rispose nascondendo la faccia tra le mani; allora io dissi alla signora Chiarina: — Gli domandi come si chiama la sua bambina.
— Ha una bambina lei? E come si chiama?
Fu la musica di quella vocetta che gli asciugò le lagrime, o fu la domanda? Fu anche una pezzuola non bianca, (tutt'altro) che il pover'uomo cavò di tasca, tenendola aggomitolata in mano per nasconderne i peccati.