Anche oggi! Come le disse queste due parole!

Chiarina ed Annetta erano commosse e volevano subito correre a vedere la piccina. L'amico Nebuli cavò di tasca il portafogli, ne tolse alcune carte di nessun valore, e pose il resto nelle mani tremanti del disgraziato, il quale, smessa la petulanza d'imprestito, non sapeva più far altro che piangere — e il signor Bini mi rubò un'idea, che mi stava venendo: restituire l'amica alla signora Angela, accompagnare cioè il padre infelice e comperare la macchina da cucire.

L'idea, dico, stava venendo a me pure, e se non era propriamente arrivata, è solo perchè la tratteneva per via il timore di essere sproporzionata alla mia borsa.

— Bravo! dissi sottovoce al vecchio; — ma sappia che mezza la macchina la voglio pagar io; mi dirà quello che spende. —

Il signor Bini mi guardò in faccia e si mise a ridere — ed io pensai che dovesse avere una vena di matto, perchè, ditelo voi, che c'era da ridere?

Eravamo sulla soglia; il Salvioni scendeva già gli scalini a quattro a quattro, quando Valente ci raggiunse:

— Prima della macchina da cucire si ricordi che hanno appetito.

— È vero, e devono averne molto, — disse il signor Bini; — non me ne ricordavo, perchè io non ne ho mai prima delle sei.

— Alle sei ne avrà per desinare con noi? Non dica di no, lei non è più un estraneo; oggi dev'essere giorno di festa, vogliamo stare allegri.... verrà?

— Verrò, verrò. —