— Va pure — ripetè Valente; non è nulla — disse poi con voce serena — è il mio avvocato, il quale mi scrive che abbiamo perduta la lite, che andremo in Cassazione, che possiamo mettere innanzi quattordici cause di nullità. —

Non crediate che facesse la commedia, parlava come sentiva; e siccome nessuno rispondeva, egli insistè:

— Allegri! Non sono già rovinato per questo! Lavorerò. E per incominciare, venderò la Spuma del mare! Non è vero, signor Bini? —

V'immaginerete che il signor Bini ridesse e si fregasse le mani; me l'aspettavo anch'io, ma quell'uomo mi contraddiceva in tutto, non si fregò le mani, non sorrise, appena appena disse: — verissimo! — e mutò discorso.

— Sta a vedere che si pente, — dissi più tardi ad Annetta.

— Peggio per lui; la Spuma del mare troverà compratori egualmente.

— Hai osservato — soggiunsi — come rimase sereno l'amico Nebuli all'annunzio della sua disgrazia.... E che ne hai argomentato?

— Che non gl'importava di perderla....

— E sai perchè?... perchè la sua gioia era troppo grande; domani ci ripenserà e ne avrà dolore.... E qual massima filosofica vien fuori da tutto questo?... —

Annetta mi guardava facendo un gesto discreto e scherzoso, che io intesi benissimo. E soggiunsi niente affatto ferito dall'allusione: