— Ne vien fuori questa massima, che se vi sono gioie che il denaro non può dare, vi sono gioie che il denaro non può togliere.
— Però ne può dare di belline — osservò Annetta, — l'hai visto il Salvioni!
Ed io che ero in vena, proseguii:
— Appunto! E quale altra massima di filosofia pratica ne deriva?
— Dilla, e poi smetti che ho sonno.
— Ne deriva che il denaro non si deve confondere colla gioia e colla felicità, ma bisogna stimarlo solo allora che dà la gioia e la felicità, e farlo servire a questo unico fine.
— Bravo, buona notte! —
XVII. La Venere se ne va.
La mattina seguente, quando dopo molte titubanze stavo per scendere a far visita all'amico, fu egli, Valente Nebuli, che entrò in casa mia. Aveva la fronte oscurata da un pensiero, che, senza affliggerlo propriamente, pareva importunarlo.
— La notizia la sai? — mi disse sfuggendo un istante alla stretta di quell'importuno — sono rovinato.