— So che hai perduta la lite.... stanotte ho sognato che era un brutto scherzo del tuo avvocato.... e invece.... però.... —

Non sapevo quello che mi dicessi, Valente uscì a ridere.

— Sì, ho perduta la lite, e pare che mi toccherà restituire, tra capitali, interessi e danni, un po' più di quello che posseggo; perchè, come immagini, mio zio si era mangiato un po' del fatto suo, che non era suo, ed io mi sono mangiato un po' del fatto mio, che non era mio; è venuto stamane l'avvocato a spiegarmi bene la cosa. E sai qual è la mia fortuna? (lo dice lui, io non l'avrei indovinata in cento) è che abbiamo accettata l'eredità col benefizio d'inventario, altrimenti dovrei ora, rimetterci del mio.... e mi troverei in un certo imbarazzo.... come ti puoi immaginare. Ci è un solo guaio, che anch'io ho speso, che la mia povera Venere me la sono quasi mangiata — non vi è rimedio. Quando vedi il signor Bini, mi farai piacere dicendogli che il quadro è a sua disposizione, se lo vuole ancora.... intanto domani lo manderò a prendere....

— Perchè?

— Per farne una copia, ma questo non glielo stare a dire.

— È capace d'indovinarlo. —

Valente si strinse nelle spalle, serrò le mie mani nelle sue, sorrise, e per poco non mi disse: — come sono felice!

— Sei di buon umore stamane.... — osservai.

— Sì, proprio, tanto. Ho ricevuto una buona notizia.

— Quale? —