Provatevi ad indovinare quello che egli disse, quando ebbe messo il naso da per tutto; anzi non vi state a provare, perchè tanto non l'indovinereste mai.

— Come t'invidio! — così disse. — Lo guardai in faccia, perchè mi ricordavo che l'amico mio aveva una cert'aria, nel dir le cose, da non lasciar mai capire se dicesse proprio sui serio o da burla. Diceva sul serio, ve lo assicuro, prima di tutto perchè ora non aveva più quella cert'aria d'una volta, e poi perchè lo scherzo sarebbe stato di cattivo genere, e Valente anche nel far la burletta badava a non offendere menomamente gli amici.

Provai a ridere per accertarmi proprio. Non rise. Non sapevo che fantasticare, quando ad un tratto mi venne in mente (come non ci avevo pensato prima?) mi venne in mente la sua manía, e questa volta risi di cuore.

— Sì poveraccio! — esclamai — sei proprio da compiangere, tu nato, fatto per essere il miserabile più felice che campi sotto le stelle, tu ricco, tu padrone d'un palazzo splendido, tu servito da domestici in livrea, tu.... Ah! la sorte è senza giudizio, —

Cominciò dal fare eco alla mia risata, come per intonarsi più giusto, poi rispose tra il serio ed il faceto:

— Meno male che tu mi comprendi! Se non sono propriamente una vittima delle mie nuove ricchezze, ti assicuro che esse m'hanno rubato molto della mia ricchezza d'una volta, tanto più preziosa; la spensieratezza, la fantasticheria, le repentine gioie che ci dà un nonnulla, tutto questo va perduto facendo un'eredità. Prova e vedrai. —

Qui ci stava un sospiro, ed io ce lo misi tanto per fare il paio, perchè se v'era una cosa che desse ragione a Valente, poteva esser questa: che io non aveva un desiderio molto vivo di fare una eredità.

Valente aveva preso il filo: — Questa cameretta (eravamo nel tinello) può invidiare la mia sala, ma se ha giudizio non la invidierà; può però aspirare a diventar bella un po' più, ad avere prima la tappezzeria che le manca, poi le porte inverniciate di nuovo, poi la vòlta dipinta meglio, il mosaico per terra, ed infine le credenze più graziose, di rovere e palissandro..., guarda quanti bei sogni può fare questa cameretta, e quante gioie purissime le prepara l'avvenire. —

Egli diceva la cameretta, ma guardava me, parlava di me, ed io leggeva nel suo risolino che il preparatore di quelle gioie purissime voleva esser lui, e facevo le mie riserve.

— Invece la mia sala immensa, dorata, splendida, non ha più un desiderio, un bisogno, non si aspetta più alcuna gioia; tu metti le cortine di bucato alla stanzuccia; vedila ilare, contenta; io in mancanza di meglio caccio nella mia sala cento nonnulla costosi, che non mi costano niente, che una volta messi là par che si nascondano, che la lasciano fredda, superba, indifferente e stupida. —