«Ho una lite pendente, sarà sciolta domani, e vinta da me; queste monete che mi costano tanti anni di dispetti, di puntigli, di amarezze, non le voglio prendere colle mie mani; abbiatele voi; così io vendico la mia dignità d'uomo, offesa dal puntiglio meschino.

«Il mio avversario d'oggi vi è noto: è il signor Valente Nebuli, pittore, il quale si troverà nelle strette del bisogno, quando abbia perduta la lite.

«Il caso mi serve in tutto; voi gli siete amico, e non dubito che gli renderete quanto meno penosa è possibile la restituzione. Da voi accetterà un indugio, da me lo sdegnerebbe.

«Però un patto io pongo al mio dono: se la parte avversaria andrà in Cassazione, se venisse cassato il giudizio, voi non verrete a componimento mai e proseguirete la lite, in cui ho speso tanti anni.

«Io non vi conosco, ma il mio avvocato di Milano, che vi ha visto e si è informato di voi, sa che siete un uomo ordinato ed onesto, e che non farete offesa alla mia volontà.

«Alla vigilia del gran giorno, che deve darmi vinta la lunga ed odiosa guerricciuola, mi sento debole; temo le strette d'una gran gioia, e fuggo. — Facendo donazione a voi, mi pare di mettermi fuori di causa; ma per rassicurarmi interamente me ne vado, starò assente una settimana.

«Il notaio, impostando questa lettera quattro giorni dopo la sentenza, vi avvertirà pure dell'atto pubblico di donazione che ho fatto e sottoscritto oggi alla presenza dei testimonî....

«Accettate, caro parente, la prima prova del mio ultimo affetto.

Lecco, 13 dicembre.

«Il vostro Giulio Pasquali.»