— Ma sai che è proprio una strana combinazione! — esclamò Annetta per la ventunesima volta. —
E perchè io stava zitto, ella insistè:
— Ma insomma parla, di' qualche cosa anche tu....
— Vuoi proprio che te la dica come la penso?... Non mi pare una combinazione, mi pare uno scherzo.
— Uno scherzo di chi?...
— Non lo so; ma non vedi tu stessa come è inverisimile tutta questa storiella? Il signor Pasquali non ha parenti più prossimi di me, ed io non so nemmeno chi sia il signor Pasquali — egli dice meschini i puntigli che l'hanno fatto litigare molti anni, ma pretende ch'io continui a litigare in nome suo; ha paura che lo pigli un accidente per la gioia d'aver vinta la lite, ed è sicuro di vincerla e rinunzia ai benefizî;... cara mia, tutto ciò è troppo inverisimile, dunque non è vero. —
Ma quando due ore dopo mi giunse la lettera del notaio di Lecco, il quale, avvertendomi dell'atto pubblico, m'invitava a fare l'accettazione, allora senza dir nulla ad Annetta, mi andai a chiudere nel mio studiolo per pensare con metodo.
Questo era il quesito:
«Posto che la donazione è vera, indagare fino a che punto è verisimile.»
Mi passavano cento embrioni di idee nel cervello, ma un'idea intera non m'era venuta ancora.