E allora non mi seppi trattenere dal dire, come avevo pensato:

— Ma se ha tanta paura.... —

Non mi si lasciò finire; la signora Chiarina ebbe l'aria di fuggire; mia moglie e Valente le andarono dietro, ed io in coda.

Nel ripassare dinanzi allo studiolo, mi fermai a squadrarlo, così, sul limitare; era proprio vero: un cavalletto stava ripiegato ed addossato alla parete, alcune tavolozze pendevano appese ad un chiodo, una sopra l'altra, ed ecco i pennelli in fascio entro un secchiolino. Valente Nebuli non era più pittore! Sulle pareti si vedevano appese alcune tele sbozzate appena; qua e là pochi tocchi di carbone svelavano l'intenzione d'una signora mitologica qualunque — non più che l'intenzione; ma per un artista non vi hanno abbozzi; egli vede il quadro compiuto dove non sono che quattro linee, ci mette i colori del suo, l'aria, la luce, il fondo, — ecco, la figura si stacca bella come non potrà essere mai. Quanti capilavori ho fatto io così! Andavo in giro per la stanza, facendo il sordo, mentre Valente continuava a dirmi: — Vieni via, non c'è nulla di buono, lascia stare. —

La curiosità, non l'arte, mi fece fermare dinanzi ad un gran quadro; non l'arte, ma la curiosità; perchè quel quadro era interamente coperto da una cortina, come le Madonne miracolose degli altari. Cercavo la cordicella per tirar su la cortina, quando Valente mi prese per un braccio ripetendomi: — Vieni, lascia stare! —

Naturalmente non lasciai stare, la tenda andò su, e vidi....

Oh! la vaghissima delle creature! Un visino bianco, soave, un po' sbigottito, con due occhi, in cui brillava una luce modesta, coi capelli neri, morbidi, ondulati, scendenti giù giù per le spalle; tutto ciò disegnato e colorito da gran maestro. Ma perchè sbigottito? Stava dinanzi alla finestra, dove, oltre d'un garofano in fiore, nulla vi era da far sbigottire una signora.

Notai le vesti trascurate, notai la finestra ed il garofano fatti alla carlona, ed atteggiandomi dinanzi a Valente come un punto interrogativo, vidi che egli pure mi guardava, quasi volendomi leggere in faccia quel che ne pensassi.

— Il volto è meraviglioso — dissi — il resto, lo sai meglio di me, non vale un quattrino; se quelle pieghe non le hai copiate da una Madonna di legno, io non le capisco; garofani simili già non ne ho mai visti, il pavimento non ci è male.... ma che sorta di colori hai adoperato?...

— Volevo ben dire! — esclamò Valente; — è un quadro misto, ecco tutto il suo pregio; la testa è dipinta ad olio, le vesti, la finestra, il garofano ed il resto a tempera.... tanto per finirlo.