— Avranno sbagliato.... —

Non pareva persuaso.

— Sono l'usciere del Tribunale.... — disse con sussiego.

— Ciò non impedisce al signor Nebuli di stare al primo piano. —

Feci allora l'osservazione, comprovata di poi, che gli uscieri avvezzi allo stile ameno delle loro intimazioni non amano le amenità di stile degli altri. Quel sacerdote, cioè quel sacrestano d'Astrea, se ne andò senza salutarmi.

Il sacerdote venne più tardi, una sera che si rideva tutti insieme in casa dell'amico mio; e venne impettito in tutta la solennità de' suoi solini inamidati, de' suoi occhiali, del suo farsetto abbottonato, a far la parte di spegnitoio del nostro buon umore.

Si trascinò Valente in uno stanzino, stette un pezzo a nominargli i tribunali, le sentenze, l'appello, tutte queste grosse parole, che giungevano ogni tanto fino a me di mezzo agli squilli armoniosi della signora Chiarina che rideva, della mia Annetta che la faceva ridere; e finalmente ce lo restituì un po' pallido, salutò senza piegare la colonna vertebrale ed uscì solennemente, accompagnato dal servitore in livrea, che era più solenne di lui.

— Hai delle liti?

— Sì.

— E quello è il tuo procuratore?