Valente buttava qua e là colpi di spugna bagnata sulla tela; l'avresti detto un maniaco; dove egli toccava, ecco.... luci, ombre, colori, tutto spariva dietro una spuma bianchiccia, sotto alla quale un piccolo rivo gocciolava nella vaschetta.
Quella lavatura frenetica, che a bella prima mi aveva sbigottito, ora mi estasiava; anch'io brontolavo parole rotte, esclamavo non so che, ed avrei voluto avere una spugna per fare anch'io tutto quello che faceva Valente, aiutare cioè una Venere gentile a spogliare quelle vesti, che erano una mascherata ridicola, a sprigionarsi dallo sfondo di sasso, dal pavimento a mosaico, per circondarsi dell'azzurro del cielo e del mare. Bastarono pochi minuti a compiere il miracolo, e quando gli ultimi sassolini del mosaico si furono staccati da una caviglia sottile ed asciutta, ed il piedino bianco apparve in mezzo all'onda spumosa, e indietro indietro si videro accorrere cento onde morbide e delicate, come manine carezzevoli o labbra mormoranti fra i baci, e tutt'intorno, per l'aria e per l'acqua, si accese una luce che era un sorriso d'amore — oh! allora, allora le sentii tutte in una volta le febbri dell'arte, le sentii come a vent'anni, come non credevo di poterle sentire mai più.
Non dicevamo nulla; lui la commozione, me la meraviglia avevano fatto immobili e muti.
È quando, passato un tempo lungo ad ammirare di facciata, di traverso, avvicinandomi ed allontanandomi, mettendo la mano a paralume sulla fronte, socchiudendo gli occhi, e guardando attraverso il pugno socchiuso come in un cannocchiale, e trovando sempre quella Venere la bellissima, la soavissima, la carissima, il superlativo assoluto delle Veneri, quando ebbi fatto tutto ciò e mi volsi grave, solenne, al suo autore, interrogando con tutta la mia persona sbalordita, ma muto sempre, allora egli sorridendo mi disse: Dalla spuma del mare.
Gli tremava la voce, io me lo strinsi al cuore, e finalmente:
— Hai fatto un capolavoro — balbettai.
Ed a me pure tremava la voce.
— Ora comprendo — soggiunsi piantandomi un'altra volta in osservazione dinanzi a quella marina innamorata, che creava un prodigio per regalarlo all'Olimpo di Giove — ora comprendo lo sbigottimento inverisimile della signora Valeria dinanzi ai garofano. Era l'ingenuo stupore di Venere, che si affaccia la prima volta al mondo; e questa luce che, sul volto di neve, le spira la sua natura divina pareva scenderle dalla finestra. Ma di', perchè la tua Venere ha forme tanto delicate e gentili? Non è questa la madre degli amori, non assomiglia a nessuna delle Veneri del Tiziano questa.... solo la Danae del Correggio....
— È Venere che nasce, fanciulla, donna e dea insieme: l'Olimpo le darà la maestà che ora le manca, questo volli dire, il difficile era questo.... Se ho sbagliato....
— Taci, non hai sbagliato, è sublime, è vero e parla subito all'immaginazione senza toccare il senso. Lascialo dire a me, che sono e sarò sempre un asino, ma schietto: hai fatto un capolavoro! —