Valente fece di più, mi obbligò ad esporre alla Mostra Permanente le mie tele rimaste invendute.
— Quanto chiedi di prezzo?
— Cinquecento lire ciascuna, — balbettai.
— Vergognati, ecco perchè non le hai vendute.... se ne avessi domandato 1000, avrebbero lasciato lo studio da un pezzetto.
— E della tua Spuma del mare allora quanto chiederai?
— Quella non è da vendere.
Accettai il consiglio dell'amico, ed otto giorni dopo, avvicinandomi alle mie tele, una ne vidi che portava la scritta venduta.
— Sarà uno sbaglio, — pensai. Non è eccesso di modestia, ma vi giuro che pensai così, ed allo stesso tempo ero sicuro che non poteva essere uno sbaglio...
Corsi all'ufficio della Presidenza — il compratore era una straniera, la quale aveva snocciolate le mille lire, promettendo di mandar a prendere, il quadro lei stessa.
Gioie simile a quella di Annetta ed alla mia non si descrivono. Tenendoci per mano come due fanciulli, si corse giù a portare un po' della nostra allegria in casa Nebuli. La signora Chiarina baciò in volto l'amica, e rise, e rise. Così faceva sempre quando era contenta! Ed ah! come mi faceva bene sentire nelle note di quel riso l'eco della mia felicità, veder la nostra allegria riflessa in quel visino da fata! Valente invece stette serio. — Te lo diceva io! — così disse, niente più.