Altri quadri, dopo la Spuma dell'amico Nebuli, erano venuti a visitar la Mostra Permanente; paesaggi, marine, prospettive, natura viva e morta, tutto aveva confuso, oscurato, seppellito la Spuma trionfatrice.
Siccome Valente non aveva detto il prezzo del suo capolavoro, incominciarono le visite a domicilio; erano Inglesi, erano Tedeschi, ma per lo più erano Americani, che volevano fare attraversare l'Atlantico al piccolo mare ed alla Venere dell'amico mio. Se ne andavano colmi di garbatezze, ma coi loro dollari tentatori nel borsello — la Spuma del mare non era da vendere.
Voi sapete che una delle forme più visibili del trionfo è la critica severissima dei buoni a nulla, e non mancò nemmeno questa all'amico Valente. Ho inteso proprio io, e non sono morto dal ridere, un certo tale dire che in fin dei conti la Spuma del mare non era questo, non era quello, non era quest'altro, non era il diavolo, in una parola. — Verità sacrosanta: non era il diavolo, nè un quadro storico, nè un quadro di genere, e nemmeno un campanile od una piramide d'Egitto....
Quel certo tale mi guardò; non sospettava forse d'aver tanta ragione, e cominciò probabilmente a credere che potesse avere torto.
Altri cervelli avveduti pigliavano la cosa in diverso modo; invece di criticare nel quadro fortunato quello che non vi era, si persuasero che il suo fascino dipendeva tutto dalla cosa dipinta; che per fare un capolavoro bisognava assolutamente chiederlo all'acqua ed alle donne mitologiche. E fu nei mesi successivi una processione di sirene che non ammaliarono anima viva, di ninfe o Diane nel bagno, le quali cercavano cento modi di nascondere bellezze che neppure i collegiali si sognavano di guardare con desiderio.
Ma non voglio fare i passi più lunghi del racconto: torno dove l'ho lasciato.
Il piccolo Giovanni Battista, dandomi l'idea del mio capolavoro, me l'aveva fatta pagare a prezzo di curiosità, perchè, come sapete, proprio nel momento che egli entrò a rimorchio della signora Chiarina, l'amico Nebuli stava per dirmi.... — Che cosa? — Lo chiesi invano a me stesso tutto il giorno seguente; a lui non volli chiederlo, pensando che fosse meglio aspettare.
Era forse pentito; quasi mi leggesse sulle labbra la frase sacramentale: — che cosa stavi per dirmi? — sfuggì un paio di occasioni di trovarsi meco a quattr'occhi.
Alla sera, secondo il solito, si doveva andare alla birreria insieme — aspettavo la sera — ma quando fu l'ora, ed io scesi a prender lui solo, la signora Chiarina aveva sul capo un monte di fiori e di verdura, il suo orribile cappellino d'ultima moda che essa rendeva quasi sopportabile.
Bisognò correr su e mettere io stesso sulla testa vezzosa della mia Annetta il suo cappello alla bersagliera con una piuma di galletto, un cappello che se ne stava andando e che le mogli come la mia, di certi mariti come me, trattenevano con tutte le moine dell'adulazione, trovandolo infinitamente più grazioso del nuovo venuto.