Si uscì dunque insieme; le due mogli innanzi a braccetto, i due mariti seguivano.
L'amico Valente, parlando di cento cose, quasi non mi lasciava aprir bocca; a un tratto si arrestò, si volse, mi voltai; un uomo che ci seguiva alle spalle ci passò dinanzi frettoloso, e quando fu vicino alle nostre donne, piegò il capo per guardarle. Affrettammo il passo, tirò diritto.
— L'hai visto? — mi chiese Valente.
— Non bene; mi è parso un vecchio.
— È un vecchio. —
Non mi disse altro.
Era un peccato rintanarsi nella birreria, affumicare il visino bianco della signora Chiarina — così disse Annetta, a cui per altro piaceva la birra e non ispiaceva il fumo del tabacco; ma la signora Chiarina protestò, cacciandosi la prima nella birreria fumosa, dove molti avventori si cavarono il sigaro di bocca per contemplare senza nebbie dinanzi agli occhi quella visione gentile.
Ci andammo a sedere in un camerino remoto, contando di trovarci soli — no signori.
Un uomo, un vecchio, ci aveva preceduti e si sedeva proprio allora nel posto migliore.
Come ci vide, lo assalì uno scrupolo, e lasciando alla signora Chiarina la sua poltrona, fece un inchino ad Annetta, poi guardò noi, rizzandosi in tutta la sua lunghezza, che era la mia tale e quale. Lo salutammo, egli si ritrasse in un cantuccio e noi si ordinò la birra con un cert'impaccio. Avevamo riconosciuto l'uomo di poc'anzi.