Non ci comprendevo più nulla.

Valente mi guardò un pezzo titubante, poi prese le mie mani nelle sue, come per farmi una preghiera, come per strapparmi una promessa.

— Più nessun segreto con te; ti dirò tutto.

E mi disse tutto senza una reticenza, senza un turbamento.

Quel tal Salvioni, pittore, che era da molto tempo nella intimità del vecchio Giorgione, si accese per la fanciulla. Lo ammaliava la bellezza sovrana delle forme di lei bambina, che aveva dato al pennello del vecchio artista un capolavoro; egli si divorava la giovinetta cogli occhi, costringendola ad arrossire. Ma il vecchio aveva fatto una campagna, come si dice, ora ci vedeva chiaro e faceva la guardia come un veterano, tanto che il discepolo, non potendosi confessare a Chiarina, si confessò al maestro. Giorgione disse una sola parola; — Sposala! — Ma il Salvioni era come tanti; amava la fanciulla, abborriva il matrimonio; trovò la penitenza enorme e chiese tempo a pensarci.

Allora Giorgione consigliò al discepolo di non venire più nello studio, finchè avesse deliberato; e l'altro messo alle strette deliberò, venne e sposò Chiarina.

— La sposò proprio? — interrogai.

— La sposò proprio.

— E tua moglie... cioè, la signora Chiarina, si lasciò sposare?

— Aveva diciotto anni, le dissero di dir di sì, glielo dissi anch'io, lo disse.