— Non esiste il disordine, se non come manifestazione dell'ordine.
— Bravo! — esclamai.
Lessi negli occhi dell'ottimo signore la voglia prepotente di ribattere — non è vero — ma egli trionfò di sè medesimo, non lo disse.
In quella entrò la signora Chiarina.
Ci alzammo tutti e tre di scatto.
— Il signor Bini! — balbettò Valente — la mia signora. —
Il vecchio s'inchinò. La signora Chiarina sedette, fece due ciance soavissime, il suo visino di latte divenne come una fragola un paio di volte — sorrise — e innamorò il vecchio, come aveva innamorato ogni altro, compresa la mia Annetta.... e me stesso.
Come doveva battere il cuore del signor Bini!
Per me, che mi vanto d'essere penetrante, le sue occhiate tenere quando si figgevano nel volto angelico, le altre mandate in giro lentamente per la sala, le altre fuggitive lanciate a Valente, per me, dico, nessuna di queste occhiate andò perduta. Dicevo in cuor mio: — Ora pensa allo stato, in cui vivono, ed ora pensa che si amano, e non sa.... poveretto!... ed ahi! ora forse pensa che a lui non è concesso d'amarla in palese! —
Poi egli si distraeva ed io ne approfittavo per confrontare i volti ravvicinati della fanciulla e del vecchio.... la somiglianza forse vi era, impercettibile per un occhio profano, ma forse vi era! — E guardando Valente trovavo il suo sguardo fisso nel mio, ed egli diceva a me, ed io dicevo a lui che la somiglianza v'era.... forse.