La risata con cui mi rispose trovò una risonanza nell'ampia sala, specie di tentativo d'eco che i mobili imbottiti, le tappezzerie, i tappeti e le tende soffocarono come un'impertinenza.

— Proprio io! — disse poi l'amico, — l'uomo del domani, come mi avevate battezzato; e tu sei il mio Ferdinandone dell'oggi, anzi dell'ora, anzi del minuto secondo, il creatore della pittura filosofica e matematica! Come sono contento di rivederti! —

Non erano parole messe lì come lo stoino sull'uscio, venivano proprio dal cuore, gli si leggevano sulla faccia prima che le dicesse e vi rimanevano scritte dopo.

La mia Annetta continuava a guardarci sorridendo; non altro avrebbe potuto fare, perchè non conosceva Valente, avendola io sposata da tre anni, quando da dieci mesi l'amico era scomparso dall'Accademia.

— Ti presento mia moglie, — dissi, e volli aggiungere: «presentami la tua,» ma non so chi me ne tolse l'ardire; forse un chinese panciuto di porcellana, che mi faceva di col capo.

Siccome allora mi passava pel cervello un'idea che mi pareva piena di buon senso, ed il chinese di porcellana aveva l'aria d'averla indovinata e di darmi tutta la sua approvazione, così la voglio dire. La mia idea era che a torto ce la pigliamo colla fortuna, la quale ci cambia gli amici se, anche quando gli amici baciati dalla fortuna rimangono tal quali, ce li cambiamo noi nella nostra opinione. Vi giuro che se l'avessi visitato in una soffitta, Valente non mi avrebbe fatto accoglienza più cordiale; e pure perchè mi riceveva in una sala luccicante di dorature, io senza avvedermene lo andava allungando ed ingrossando fino a farne un colosso che mi dava ombra. Non lo stimavo più di prima, ora che pareva ricco, no di sicuro, ma sentivo per lui una specie di ammirazione stupida; non gli volevo meno bene, ma provavo una compiacenza scimunita nel ricordarmi ch'egli pure me ne aveva sempre voluto.

Non dissi dunque: «presentami tua moglie,» che sarebbe stata la scorciatoia, ma feci la via più lunga, chiedendogli se era lui quello che un'ora prima avevo visto sul Corso al braccio d'una signorina.

Era lui, naturalmente, ma come lo disse! Tacqui aspettando una spiegazione, che non venne; e quando vidi che il silenzio lo impacciava, e che si faceva rosso, mi affrettai a parlargli del quartierino al terzo piano.

— Ti piace? — mi chiese.

Era o non era turbato? Non lo so bene, perchè passò prima come un'ombra sul suo viso, poi mi strinse tutte e due le mani ed esclamò: