— Quanto sono contento che ti piaccia! —

Per essere schietto, confesso che questa volta le sue parole mi parvero uno stoino vero, messo lì come l'altro sull'uscio. Ma Valente proseguì enumerando tutti i pregi che il quartierino aveva e quelli pure che non aveva — la tromba in cucina, per esempio, mentre era sul pianerottolo (e glielo feci osservare), la tappezzeria d'una camera che invece era imbiancata.... (e corressi anche questo sbaglio), — e s'infervorava tanto, e cercava con così schietto entusiasmo di convincermi che quel quartierino era il fatto mio, che, a non saperlo spensierato, l'avrei creduto invaso da una paura immensa di non trovar inquilini, perchè il San Michele era passato.

— E quanto il fitto? — dissi serio serio.

Egli uscì a ridere.

— Ne parleremo poi.

— No, — protestai, — è questo il momento di parlarne.

— Ne parleremo poi.

— No, — insistei, — in tutte le ore della giornata, in tutte le giornate della settimana non troverai un momento come questo fatto apposta per parlarne.

— Di' tu la somma.

— No, a te sta il dirla; non sei tu il proprietario?