Così disse Valente.
E allora io lessi sconfortato quello che avevo scritto sul taccuino:
«Spianandone le rughe, aggiungendo i capelli mietuti dai tempo, spargendovi una profusione di biacca, la fronte è tale e quale.»
Tornò la signora Chiarina.
X. Il signor Bini continua.
Valente aveva aperto due finestre alla mia curiosità; una metteva nel passato, l'altra lasciava intravedere l'avvenire; ed io mi interrompevo spesso durante il lavoro per affacciarmi ad una delle due. La mia Annetta allora mi camminava intorno in punta di piedi, perchè mi credeva in contemplazione dinanzi ad un'idea da mettere in cornice, ed io, non le potendo dire la verità, che non era cosa mia, le davo un sorriso ed un bacio.
Passavano intanto i giorni, ed il signor Bini rimaneva impenetrabile come i geroglifici, quando nessuno ancora li aveva penetrati. La sua freddezza con noi era meravigliosa: solo messo in faccia alla signora Chiarina, egli pareva lasciarsi sfuggire un lembo del suo segreto, ma non mai tanto, che noi potessimo afferrarlo e strapparglielo ed esclamare: — ora l'abbiamo, è lui! —
Quando diceva qualche parolina amabile alla signora, o la chiamava «la mia bambina,» o la guardava a lungo negli occhi, tenendola per mano, e l'abbandonava appena si fosse fatta rossa, per ridere forte, dicendosene innamorato cotto: quando faceva tutto ciò, era propriamente un altro uomo uscito per arrendevolezza dalla sua buccia solita.
Del resto anche la sua buccia solita, veduta da vicino, non mi spiaceva, perchè la severità era in lui corretta da un certo umor testereccio e beffardo; il sussiego da un sorriso di malizia. Valente ed io ci trovammo pienamente d'accordo nel dire che il fondo del signor Bini doveva essere eccellente.
Solo non si sapeva più come tenerlo lontano, perchè ogni santo giorno il vecchio veniva a farci la visita e ce la faceva abbondante.