Forestiero in Milano, diceva lui, gli avanzava ogni giorno del tempo, di cui non sapeva che farsi; lo regalava a noi; e per di più voleva che smettessimo le cerimonie con lui, dando egli il buon esempio — insomma un capolavoro di faccia tosta.

Quando veniva in casa mia, si accomodava nella poltroncina dinanzi al cavalletto, e mi stava a guardare, oppure andava in giro per lo studio, cacciando il suo naso dritto e sottile ne' miei cartoni, che mi chiedeva il permesso di mettere in ordine.

— Faccia, faccia! — rispondevo; e lo stavo a guardare come un fenomeno.

Egli faceva, poi se ne veniva a me, dicendomi con accento paterno:

— Quanto tempo li lascerà stare? Vediamo..... ah! come è disordinato lei! Ma già tutti così loro artisti! —

Un po' di ragione l'aveva, perchè da quando mi ero incontrato in uno che voleva bene all'ordine più di me, mi pareva di volergliene io meno; ma buscarmi a quel prezzo del disordinato, era e non era un'iperbole superba e veramente curiosa? Ridevo.

Da un pezzo non si parlava della causa Corvi contro Corvi.

Una volta mi venne in mente di botto, mentre io stavo ritto dinanzi al cavalletto, il signor Bini a sedere.

— To'! — esclamai, — dev'essere domani il gran giorno....

— Non è domani, — m'interruppe il vecchio.