XI. Qui una signorina leggerà due volte senza comprendere.
Da un gran pezzo (due giorni lunghi) portavo di nascosto il mio segreto. Era pesante e fastidioso; mi legava le membra, chiudeva i miei gesti, solitamente larghi, in una piccola cornice di pochi centimetri di lato, mi mozzava le parole in bocca e mi faceva pigliare dinanzi a mia moglie l'aria d'un marito che ne avesse fatta una grossa; con tutto ciò non dicevo nulla, tenevo tutto per me.
Quel giorno, appena il signor Bini se ne fu andato ed io mi trovai faccia a faccia colla mia Annetta sorridente, non seppi più resistere, la trassi a sedere in un canto, e fattomi promettere tutto quello che avevo promesso io, mi parve di essere nel mio diritto, cacciando di casa quel segreto importuno. Bisognava pigliarlo per le spalle senza preamboli, ed io lo pigliai solennemente così:
— Hai da sapere, Annetta, che in casa dell'amico Nebuli vi è un mistero.
Essa mi guardò sbarrando gli occhi.
— Che la tua cara, la tua bella, la tua buona signora Chiarina, la tua innamorata in una parola, ha un segreto.... —
Annetta faceva segno di no con tanto seriume, che mi parve vedere in lei la scuola del signor Bini. Tacqui.
— Non l'ha più, — disse mia moglie — mi ha detto tutto.
— Tutto?
— Tutto.