— Ah! poveretti! — dissi.
— Ah! poveretti! — disse. —
Intanto sbadatamente aprii la lettera: era d'uno che voleva comperare le mie ultime due tele della Mostra Permanente, ed offriva un po' meno del prezzo segnato nel catalogo e molto più di quello che mi potessi aspettare. Ed io freddo — «leggi» — dissi ad Annetta — ed essa pure fredda.
Non l'avrei mai creduto, e lo dovetti credere, ed ora ne sono persuaso: non tutti i momenti sono buoni per ricevere del denaro! Quella fortuna in quel punto — chi me l'avrebbe mai detto?... quasi non era un piacere!
— Risponderai domani... —
Ed io, che non uso mai differire, fui felice di trovare una risoluzione bell'e fatta in bocca d'Annetta.
— Risponderò domani.
E il domani avevo appena risposto — accetto — quando venne ancora Valente colla stessa faccia della vigilia, colla stessa voglia d'andare a spasso sui bastioni.
Questa volta non sapevo che dirgli; se mi avesse chiesto un consiglio, vi giuro, non quello della vigilia gli avrei dato, ma quest'altro: — Piglia la tua Chiarina, che è tua, che non può essere tua più di così, pigliala e fuggi, va in fondo ad una valle, va in cima ad un monte, va in un'isola deserta, va in una foresta vergine.... va dove vuoi, ma pigliala e fuggi. — Egli però non mi chiese nulla; solo quando fummo sull'uscio di casa sua, mi strinse la mano, e credendo di rispondere ad una mia muta insistenza, di cui non potevo essere più innocente:
— Oggi no, — mi disse, — domani forse... —