Ero arrivato alla sottoscrizione di quel caposcarico di Celestino (voi non conoscete Celestino, ma non ci perdete nulla), il quale mi chiedeva cento lire in prestito per nove giorni, non uno più nè uno meno, quando udii una specie di singhiozzo represso, e sollevando il capo vidi la signora Chiarina più bianca del solito, abbandonata sullo schienale della seggiola, e mia moglie che le si faceva presso lasciandosi cadere di mano la gazzetta, e Valente che rizzava sbigottito la testa arrossata dal calore.

Mi levai anch'io di scatto, ed ebbi l'intuito della verità.

— Che hai, Chiarina? — domandò l'amico Nebuli colla voce rotta dall'affanno.

— Nulla..., nulla, — rispose essa, una specie di capogiro, mi è parso di vedere.... qua.... sul giornale... avrò letto male.... —

Valente prese il Pungolo con mano tremante, e cercò degli occhi e trovò quello ch'io cercai e trovai sul Secolo.

«Si avverte il signor Giuseppe Salvioni pittore, dovunque egli si trovi, che Giorgione è morto e che Chiar.... aspetta sue notizie, senza nulla pretendere. Chiunque fosse in grado di dare informazioni esatte sul detto Salvioni Giuseppe (pittore, età trentadue anni, biondo, con una cicatrice sulla fronte) rivolgendosi in Milano al signor V. Nebuli, fermo in posta, riceverà una mancia corrispondente all'importanza delle notizie.»

Era il mio piccolo componimento della vigilia, tal quale era uscito da cento cancellature, che faceva la sua prima apparizione nei giornali della sera.

Valente passava una mano carezzevole fra i capelli della sua Chiarina, la quale si era abbandonata sul petto di Annetta; ed io, non sapendo che fare o che dire, tornavo a leggere: «Si avverte il signor Giuseppe Salvioni....», quando comparve il servitore solenne, annunziando il signor Bini, e subito Chiarina ed Annetta si allontanarono, Valente andò loro dietro, io solo rimasi.

Ebbi un gran fare per darmi un po' di disinvoltura, il vecchio furbo comprese che ci era qualche cosa in aria; si guardava intorno, e credo che leggesse nel disordine delle sedie.

— Si accomodi, — gli dissi — Valente verrà or ora, l'aspetto anch'io.