— Tu non sei tranquillo, — pensai.

Annetta intanto era corsa nella camera attigua, e tornava tenendo per mano l'amica sua, la quale aveva messo sulle labbra pallide un sorrisino mesto, come per farsi perdonare la sua debolezza di poc'anzi, e mi porse la mano bianca.

— Ella sa tutto, dunque? — mi disse; — Valente ha fatto con lei quello che ho fatto io colla sua buona Annetta; ebbene, meglio così, saremo più forti, non è vero?

— Verissimo, — risposi esperimentando una risata che riuscì malamente; — verissimo, e vedrà che il cielo farà le cose benino.... —

Mi pareva d'aver preso il sentiero buono per avviarvi un periodetto baldanzoso.... ma la signora Chiarina non mi lasciò finire.

— E se non fosse?... —

Tacque un istante, come atterrita dal suo pensiero, poi soggiunse crollando il capo:

— Noi siamo qui in quattro a desiderare la morte d'un disgraziato, è una cosa crudele. Annetta e lei non ce n'hanno colpa, lo fanno per amor nostro; ma io sono cattiva, ho il cuore duro.... sono un egoista.... —

Si provò a sorridere, ma io vidi che aveva voglia di piangere, e le dissi:

— Pianga, pianga; quando una ha il cuor duro come lei, non le dovrebbe avere le glandule lacrimali.... ma posto che lei le ha, se ne serva, pianga; piangi tu pure, Valente, piangerà anche Annetta, piangerò anch'io.... già nessuno ci vede.... —