La cara donnina piangeva e rideva.

Il dì dopo stavo per uscire, quando Annetta mi disse:

— Se viene il signor Bini?

— Se viene, non mi trova; lo riceverai tu. Quel vecchio mi infastidisce oramai col suo mistero; quando si va in casa della gente, e vi si porta un nome ad imprestito, non si hanno intenzioni da galantuomo....

— Che dici? sospetteresti?...

— Non so nemmeno io che cosa, ma non mi piace espormi all'aperto dinanzi ad uno che se ne sta appiattato.... se io rimanessi e lui capitasse qui ora, sarei tentato di domandargli che viene a fare in casa mia, che intenzioni ha e come si chiama.

— Eccolo! — disse Annetta.

Infatti era il suo modo di suonare; posi l'indice attraverso le labbra e me ne andai nel tinello, intanto che si apriva l'uscio; dal tinello nello studio, mentre il signor Bini entrava nell'anticamera; dallo studio nell'anticamera, quando egli passava nel tinello; e dall'anticamera quatto quatto giù per le scale, forse nel preciso momento, in cui il vecchio disinvolto cacciava il naso diritto e sottile nello studio, per vedere se vi ero, come era solito fare.

Stetti quasi due ore fuori di casa; tornai quando fui certo che l'apocrifo signor Bini era al suo caffè, al suo tavolino, a mangiare la sua bistecca quotidiana, il suo panetto ed il suo bicchiere di Chianti.

Annetta mi venne incontro sul pianerottolo; le brillavano gli occhi, aveva le guance accese; pigliò il mio bacio, me lo restituì in fretta, e mi disse: