Dove ora ci è una virgola, avevo messo una pausa breve ed un piccolo fulmine.

L'effetto fu straordinario. Il signor Bini si battè la fronte e non seppe che rispondere, egli che aveva risposta a tutto. Poi, come svegliandosi di botto, disse:

— Non è possibile!

— È vero.

— Non è possibile — ho tutti i Salvioni di Milano sulla punta delle dita.... l'anagrafe....

— La sua anagrafe, — entrò a dire Annetta continuando a fare uno strano abuso del pronome possessivo, — la sua anagrafe non avrà le mani abbastanza larghe, e vorrà stringer troppo, e un Salvioni le sarà scappato fra le dita....

— Oppure, — dissi io — questo signor Salvioni che si presenta non aveva il suo domicilio a Milano; e ciò è più naturale, perchè se fosse stato qua, avrebbe inteso parlare di Valente Nebuli e si sarebbe fatto vedere senza aspettar l'annunzio dei giornali. —

Avevo imbroccato giusto perchè il signor Bini finse di non badare alle mie parole, non sapendo che ribattere.

Cominciò, come me l'aspettavo, la grandine delle interrogazioni che ricevetti con garbo, rispondendo io o lasciando rispondere Annetta, per vedere se in tre ci venisse fatto di trovare un altro bandolo al garbuglio. Ma no, era sempre quello: il signor marito veniva, rinunziava o non rinunziava alla moglie; colle buone o colle brusche si faceva la separazione, e poi.... E poi?

Del resto nessun dubbio che la signora Chiarina non si doveva lasciar vedere, che i negoziati col marito doveva trattarli Valente, col sussidio di un diplomatico più sereno, e che bisognava inventare una bella fandonia per salvare il decoro....