La poveretta non rispondeva, ma ne pareva lietissima: e mi restituì il bacio senza schifiltà e senza ritrosia--e addirittura sulle labbra.

"Beata l'innocenza, pensai. Che cosa è mai un bacio? Qual parte di noi si perde o si acquista in un bacio? pure la malizia dell'uomo lo ha proscritto con arte raffinata, e ne ha fatto l'interprete d'amori clandestini. Il bacio fraterno è diventato un delitto. Ipocriti! Ipocriti! Un bacio di meno--strana avarizia...--dico io--o che tesoreggiate forse di colpe? Ecco un furto fatto senza rimorso alla virtù per largheggiare col vizio."

Tant'è poichè mi veniva da una bambina--poco più certamente--pensai di non arrossirne. Il cinismo ha osato bruttare del suo fango le cose più sante, e si è spinto fino all'innocenza--ma non così oltre, parmi, che io debba profanare, per legittimarlo parlandone più a lungo, la memoria di quel bacio.

Abbracciai a un tempo dell'occhio il gruppo di quelle due teste leggiadre, e mi arrestai ad osservarlo. Quei due visi avevano la stessa impronta, le stesse linee, la stessa mobilità di nervi--se non che la bambina pareva più estatica, ed Ercole più mesto.

--Siete fratelli? domandai.

Ercole mi rispose di sì.

--E vi amate?

--Molto.--E fu ancora Ercole che rispose; la sorella taceva e mi guardava, e pareva non avere inteso la mia domanda. In questa una voce rauca chiamò dalle scuderie. Ercole prese per mano la sorellina; e questa si lasciò condurre come cosa inanimata, ma senza staccare tuttavia gli occhi da me, e salutandomi colla mano.

--Povere creature!

Il cocchiere mi udì.