--Bravo il mio Mercurio, gli dissi, e battei confidenzialmente della mano sulle sue spalle.

Il buon uomo sorrise e si compiacque; ma protestò di non chiamarsi Mercurio.

--Come ti chiami tu adunque, e come hai tu potuto sfuggire alla tirannia dell'Olimpo?

--Giuseppe, risposemi; e pareva titubante e vergognoso di nome tanto volgare.

Poco stante trovò mezzo di riappiccare il filo e di parlarmi ancora dei cavalli e dell'oste suo padrone; e com'ebbe finito di lavare il carrozzone, levandosi ritto: --Che ne dite di Veloce?--mi chiese.

Nè io seppi davvero dirne nulla: ma pensando ad Ercole, a Minerva, a Narciso, non poteva certamente andare molto errato nel pronostico del mio viaggio.

* * * * *

Io aveva aspettato senza impazienza fino a quel punto; ma quando, come vollero i fati, il pesante carrozzone fu sull'avviarsi, ed io mi trovai rannicchiato nel mio sedile accanto ad un corpulento abate che pareva occupatissimo a distaccare con uno stecchetto gli avanzi della colazione rimastagli fra i denti, soltanto allora, volgendo l'occhio all'intorno, ripensai allo scopo del mio viaggio, e mi parve di vederlo miseramente fallire. E in un baleno m'accorsi che tutte le potenze dell'anima mia stavano per insorgere tumultuanti a farmi rimprovero della determinazione presa; nè io sapeva più a qual santo votarmi per scansare la taccia d'avventatezza che parevami incominciassi da senno a meritare.

Ma in buon punto a sviare la direzione dei miei pensieri, il carrozzone si mosse. Eran trabalzi d'ogni maniera; però vedendo dondolare al mio fianco l'enorme abate, e ad ora ad ora sentendomi attratto da qualche improvvisa scossa verso di lui, non potei frenarmi dal ridere. Tutti i viaggiatori, quale più quale meno, imitarono il mio esempio; solo il ministro di pace rompeva la monotonia di quell'ilarità con esclamazioni assai vivaci all'indirizzo dei santi del Paradiso. E i santi del Paradiso gli usino venia, però che neppure in fede d'uomo di lettere io potrei giurare che fossero rosari. Ma se non erano rosari quelli dell'abate, i trabalzi non erano certo benedizioni del cielo--e se la rassegnazione è una santa virtù, non bisogna poi porre un buon diavolo a cimento di perdere il suo latino. Da che mondo è mondo alla integrità del proprio cranio ogni uomo che ci abbia dentro del cervello ci tiene un pochino, e ad una buona digestione forse altrettanto--non parlo del ridicolo, chè a nissun conto, ch'io mi sappia, v'ha chi voglia torselo santamente sulle spalle. Ora il povero abate vedeva la sua digestione e il suo cranio compromessi; e con quel suo viso da luna piena, e con quella pancia che pareva il rifugio dei sette peccati, era proprio follia pensare che il nostro riso non lo toccasse da vicino.

Giuseppe dall'alto dell'imperiale sacramentava anch'esso contro la cattiva selciatura delle vie--ma io penso che non fosse così rabbioso come voleva parere. Però forse non aveva torto, poichè come si fu usciti fuori di città, il moto della nostra arca si fece più regolare.