Nè io ebbi tempo di fare quest'osservazione, che i cavalli si arrestarono.
--Essi vorranno pigliar fiato, pensai.
Ma questa volta era una calunnia che quei poveretti non meritavano--e come l'ingiustizia mi fa ribollire le vene--e più se io ne sono colpevole--fermai da quel punto di farne ammenda con tanta buona moneta di pazienza per lo avvenire. Proposito non inutile, senza dubbio--e chi ha viaggiato in diligenza può asseverare.
Erano due nuovi viaggiatori che venivano ad aggiungersi. E qui il cuore mi battè con violenza, però che io riconoscessi subito in uno di essi il mio vecchio amico della sera innanzi. Egli veniva a passi lenti, colla testa ricurva ed appoggiato ad un grosso bastone di nocciuolo. Altri arnesi fra le mani non aveva. Non mi vide o non mi conobbe sulle prime; ma quando gli porsi il braccio perchè vi si appoggiasse a salire, ed egli levò gli occhi per ringraziarmi, sentii la sua mano tremare nella mia, e giudicai che fosse commosso. Altro indizio non lasciò parere. Poco stante la carrozza partiva al piccolo trotto infilando la via postale di V.... con uno zelo che in due povere rozze poteva credersi miracolo.
Il signor Antonio--non lo conobbi mai con altro nome--era seduto in faccia a me e mi guardava sott'occhi con mestizia.
--Voi qui? mi disse dopo breve tratto con accento tra domanda e meraviglia.
Gli risposi esponendogli il fatto mio--e come io intendessi recarmi ad M.... dove mi chiamava un amico da gran tempo.
--Ad M...! interruppe egli; ma voi siete fuor di strada; noi andiamo a V...
--Non monta. Farò il giro. Le colline di V... sono amenissime e vi si trovano spesso le pedate della lepre. Aggiungete che io avrò la fortuna di fare il viaggio con voi.
Siccome questa era la vera ragione, io l'aveva posta ultima e come per incidenza; ma il vecchio comprese assai bene, e mi parve intenerito. Mise la testa fuori dello sportello, poi voltossi e presemi la mano. E me la strinse con tale una espressione di dolcezza riconoscente negli occhi, che il suo volto pallido ne fu ravvivato. Non disse motto, e parve ricadere nelle sue meditazioni. Io mi rannicchiai nel mio cantuccio, e così raccolto seguitai ad indagare su quella fronte severa, su quel volto nobile e dignitoso, le traccie d'un passato sconosciuto. In quel fantasticare senza legge io provava come un sussulto, come qualche cosa che mi parlasse d'un mondo lontano--riannodavo a quell'esistenza immaginaria mille fila diverse, mille memorie che io indovinavo in quel punto. E mancò poco che io non mi credessi un altro uomo, con altre passioni, con altro corpo, con altre idee--ma non con altro cuore; avvegnacchè io lo sentissi palpitare colla stessa misura, e comprendessi istintivamente che io serbava la stessa essenza perchè serbava lo stesso cuore. Lo stesso cuore! Buon Dio, e chi è mai che vorrebbe mutarlo? sapremmo noi rinunziare alla sola parte di noi che veramente ci appartenga--alla sola parte che noi abbiamo fatto uscire vincitrice dalla battaglia delle passioni--alla sola parte che, soccombente, serba alla memoria le traccie funeste della disfatta? Ho sentito spesso esclamare: "quante ricchezze! che nome illustre! quale avvenenza di forme! che bello spirito! oh! perchè la natura non mi ha dato altrettanto!" E m'avvenne pure di udire: "il tale ha un gran cuore, un cuore generoso;" ma null'altro--l'invidia s'era arrestata; non aveva osato varcare la barriera dell'anima, concepire col desiderio la distruzione della propria natura, la rinunzia del proprio cuore.