Un raggio di sole penetrando attraverso i vetri venne a battermi sugli occhi. E mi ridestai allora dalla mia estasi; e compresi come un lungo viaggio della fantasia sia il miglior farmaco per lenire le noie d'una corsa dispettosa in diligenza. Ma nel caso mio mi rammaricai d'essermi in siffatta guisa distratto, da dimenticare quasi il mio vecchio compagno. Egli era tuttavia pensieroso; appoggiava il mento sulle mani, e chinava gli occhi al suolo. Senonchè tratto tratto risollevava il capo con un moto risoluto; ed allora io vedeva, o mi pareva vedere nel suo ciglio un lampo di luce che, alla guisa di scintilla fra mezzo a ceneri spente, mi rivelava tutto il fuoco giovanile del suo passato. Ma ben tosto la scintilla moriva, e un pallore subitaneo copriva quel volto che un tempo aveva tradito tante interne battaglie, e su cui non doveva più mai specchiarsi altro che la calma e la rassegnazione--queste melanconiche e povere rovine della vita.
Come fummo giunti alla salita di V..., le due povere rozze s'arrestarono di botto. Il corpulento abate ne fu mezzo subissato e ringhiò fra i denti un cotal suo Cristo abituale, che provava chiaro come la tonaca e il seminario non gli avessero istillato la santa virtù della pazienza. E siccome egli cominciava a farci una trista figura--e se n'accorgeva--fu il primo a porre il piede sul predellino e lasciarsi scivolare, meglio che discendere, sulla via. Secondo il costume tutti i viaggiatori ne imitarono l'esempio; così che a capo di pochi minuti io mi trovai solo col signor Antonio--però che l'età senile lui, la promessa d'una mancia me avessero dispensato da quel faticoso inerpicarsi a piedi, di che una caritatevole gentilezza avea introdotto l'usanza, e l'usanza la legge.
Io aveva contato con fiducia su quel momento per appiccare il discorso col mio misterioso compagno; ma mi tocca confessare che, nonostante l'esperienza del giorno precedente, io mi sentiva così come allora impacciato e dubbioso, se pure quanto io aveva già potuto apprendere sull'indole del mio personaggio, crescendomi l'interessamento, non avevami ad un tempo cresciuto l'imbarazzo. E so che ruminai un pezzo nella mente, e ci perdetti il mio frasario senza appigliarmi ad una. Ma in buon punto levando gli occhi m'incontrai in quelli del vecchio--mi sorridevano. Riconfortato da quell'espressione affettuosa che li animava, sorrisi anch'io; e siccome in quella il sole usciva ancora da una nuvola, frangendo i suoi raggi sui nostri sedili, io misi il capo fuori dello sportello, e guardai un istante all'intorno coll'anima commossa da quello spettacolo incantevole.
--Come è bella la natura!
Mi rivolsi. Il mio vecchio amico era intenerito; mi prese le mani, e le serrò fra le sue; poi con voce alquanto agitata per l'emozione, ma solenne ad un punto: "Dite piuttosto: come è bella la vita!--alla vostra età ne avete diritto. Non frodate a voi stesso il vanto della bellezza per farne dono alla natura. La gioventù è una gran luce--non frodate alla luce il vanto dei colori per consentirlo ai fiorelli del prato."
Tacque un istante; indi come se mi leggesse nell'anima e volesse rispondere al tumulto d'affetti e d'idee che v'aveva ridestato, proseguì più pacato e più mesto.
--Ho visto molte cose nel mondo--dall'assidua cura del ragno che tesse la sua tela, al cozzo rovinoso dei popoli; ho assistito come spettatore a molte battaglie d'uomini e d'idee: una ne combattei pur io--la lotta della vita. Lotta terribile, disuguale--e si finisce sempre col restar vinti.
--Sempre? interruppi scorato.
--Sempre; ripetè con amarezza--sempre. Non mi parlate della volontà, della coscienza. La volontà si fiacca al primo urto, si distrugge al secondo--la coscienza è una vigliacca che si appiatta nell'ora del periglio, ed infierisce spietatamente dopo la sconfitta.
--Credete dunque l'uomo una creatura così debole?