--Una creatura che ha passioni--troppo debole per resistervi--troppo forte quando ne è dominata. Nè io stimo migliore colui che ha minor numero di passioni a combattere--soggiunse come se parlasse a sè stesso--però che parmi si debba tener conto quando che sia delle forze di cui ogni uomo poteva disporre per mantenersi virtuoso, e misurarne la virtù dalla resistenza opposta, non dal numero degli assalitori o dalla frequenza degli assalti.
Per un istante parve pentito d'essersi abbandonato a questa espansione; per fermo le sue parole erano dettate da un'esperienza dolorosa; nè io poteva dubitare che gli si parasse in quel punto dinnanzi l'immagine degli affanni sofferti. Non tardò molto che n'ebbi la certezza; egli sollevò il capo e mi guardò fiso come se volesse scrutarmi il seno e leggervi per entro l'effetto delle sue parole. Il suo occhio velato s'accese, i nervi del suo volto si contrassero, e per un istinto portò le mani sul petto come a difesa. Parvemi in quel punto la statua della diffidenza. Ma non fu che un momento, il tempo di quattro pulsazioni--io le aveva contate sul cuore che mi batteva celerissimo.
--Sapete voi che cosa sia un vecchio? mi domandò all'improvviso.
--Un uomo che ha imparato molto.
--Errore; m'interuppe con violenza--errore. Dite un uomo che ha molto sofferto, e direte giusto. Dite un uomo che ha veduto morire le sue illusioni, spegnersi sul suo labbro i sorrisi, avvizzirsi al suo fianco gli affetti; dite un uomo che ha seppellito ad uno ad uno i fantasmi che danzarono alla sua culla festosi, e che guardandosi all'intorno si vede solo.
--E le memorie adunque?
Sorrise tristamente al mio richiamo.
--Le memorie! Credete voi che si possa vivere di memorie senza imprecare a sè stessi? Credete voi che si possa sempre, come a vent'anni, volgersi indietro e sorridere? È una dura scuola la vita. Vi si impara a conoscersi, a disprezzarsi. Un vecchio--ed abbassava la voce come impaurito--ha sempre qualche cosa di terribile a rimproverarsi nel suo passato.--E d'altra parte--aggiunse poco dopo--che valgono le memorie senza le speranze? Se pure esse possono darci qualche conforto, gli è quando abbiamo innanzi agli occhi un orizzonte di luce che possiamo popolare dei fantasmi più leggiadri. Spezzate l'avvenire, e il passato diventa un abisso che impaura. Or bene la vecchiaia non ha avvenire, non ha speranze.... fuorchè una.
Compresi e non osai dir motto, nè levar lo sguardo sul vecchio. Senonchè io ne udiva il respiro affrettato, e indovinava l'ansia di quel povero petto. Per gran tratto di tempo nissuno di noi parlò. Quando il mio compagno sollevò il capo, mi parve di scorgere sul suo viso più penosamente impressi i solchi degli anni.
--Hanno fatto della vecchiaia--riprese egli con voce cui un tremito leggiero cresceva l'autorità--hanno fatto della vecchiaia l'età più venerata, e l'hanno circondata di rispetto. Se le sventure danno qualche diritto agli sventurati, questa pietà degli uomini è santissima. Ma non perciò crediate i vecchi più illuminati o più buoni. Hanno il cuore arido, l'intelletto malsano, il corpo vacillante. Avevano espansioni, confidenze, ebbrezze--non hanno più che egoismo. Non vincitori, ma vinti dalle passioni, mostrano talora essersene spogliati, mentre furono invece abbandonati con disprezzo. E se rimane in quei carcami qualche lurido avanzo delle passioni più meschine, vi rimane non più come un inquilino insofferente, ma come un padrone di casa bisbetico.